L'Istruzione dopo l'Unità d'Italia

Grasso Brenda e Stancampiano Ludovica III media

istruzioneVerso la metà del secolo diciannovesimo estremamente vario si presenta lo stato degli istituti educativi in Europa e in Italia. Per quanto, riguarda l'Italia, andiamo dalla situazione enormemente retriva dello Stato Pontificio, del Regno di Napoli, del Ducato di Modena, all'atmosfera più respirabile del Granducato di Toscana e del Ducato di Parma. Una volta compiuto il processo di unificazione della penisola, si poneva l'urgente compito di formare le coscienze nazionali. "L'Italia e' fatta- disse D'Azeglio- ora bisogna fare gli italiani". Grande importanza assumeva il problema dell'educazione, e in particolar modo quello dell'educazione primaria, dal momento che il nuovo stato unitario aveva assunto in pieno la pesante eredità degli stati della penisola:91% di analfabeti in Calabria, Sicilia,Basilicata,Campania e Abruzzo, 59% in Lombardia, 57% in Piemonte,con una media generale del 75%.

Legge Casati

La prima legge che cercò di ovviare a tale stato di cose fu quella che porta il nome del ministro Gabrio Casati. Questo provvedimento legislativo sulla scuola italiana è costituito dall'estensione al Regno d'Italia del decreto promulgato per il solo Regno di Sardegna il 13 novembre 1859, su iniziativa del Ministro Gabrio Casati rimanendo in vigore salvo lievi modifiche, fino al 1923, quando fu varata la riforma Gentile.

La secolare incuria dei governi dello stato Pontificio e del Regno delle Due Sicilie aveva consolidato nel Mezzogiorno una condizione di ignoranza ancestrale . Si comprendono ,cosi, le difficoltà dinanzi alle quali viene a trovarsi questo documento legislativo che pur e' stato giudicato unanimemente come il testo normativo più organico. La scarsa sensibilità da parte delle popolazioni meridionali verso il problema culturale,la carenza di edifici scolastici , la difficoltà di comunicazione , la mancanza di personale insegnante sono alcune delle cause che impediscono di fatto alla Legge Casati un'applicazione generalizzata su tutto il territorio nazionale.

La legge , rispondeva al principio generale di governo del nuovo Regno, e cioè ad un principio centralistico ed unificatore , reso necessario proprio dalla enorme disparità della situazione economica , sociale , politica e culturale degli ex stati indipendenti della penisola,confluiti poi nel Regno d'Italia.

La legge consta di 380 articoli , tratta dell'amministrazione della Pubblica Istruzione centrale e locale, dell'Istruzione superiore (università) , dell'Istruzione secondaria Classica, dell'Istruzione Tecnica e dell'Istruzione Elementare impartita per un corso di 4 anni, suddiviso in 2 gradi di 2 anni ciascuno. La frequenza del primo biennio è obbligatoria e gratuita ,perciò fu detta la "Magna Charta"della scuola italiana, almeno fino alla Riforma del Gentile del 1923.

Essa in effetti postula un sistema unico di organizzazione nelle Scuole delle varie regioni d'Italia , ed afferma alcuni principi generali molto importanti. Questi sono:

- Il principio della gratuità e dell'obbligatorietà dell'istruzione elementare,

prevedendo pene per i trasgressori (non specificando però quali siano queste pene);

- L'affermazione dell'uguaglianza dei due sessi di fronte alla necessità

dell'educazione;

- La rivendicazione esclusiva alle scuole pubbliche della facoltà di concedere diplomi e licenze

- norme precise per l'abilitazione all'insegnamento (il candidato deve essere munito di una patente di idoneità e di un attestato di moralità "art. 328", a cura delle amministrazioni comunali attribuiti in una scuola normale per abilitare all'insegnamento,che ha al termine un periodo di tirocinio " art. 332").

Negli anni successivi all' unità i governi si confrontano con i problemi connessi alla attuazione della legge, che ha notevoli difficoltà strutturali proprio nel campo della istruzione di base, dove le deleghe ai comuni, prive di sanzioni, la rendono spesso disattesa nello spirito o nella sostanza. La formazione dei maestri, assunti dai comuni stessi, lascia così spesso a desiderare. I loro stipendi, nella maggior parte dei casi, sono molto bassi, e li obbliga a cercare di integrare con attività extrascolastiche. I numeri di alunni previsti per attivare una scuola (almeno cinquanta bambini) e per costituire una classe (con un tetto massimo di settanta alunni!) fanno sì che molti comuni non vi provvedano o provvedano in maniera tale da rendere molto scarsa l'efficacia di quanto realizzato.

Pur riconoscendo il dato significativo di avere essa contribuito a ridimensionare il gravissimo fenomeno dell'analfabetismo, la si considera l'espressione dell'interesse delle classi privilegiate le quali, nel mentre smuovono le popolazioni verso l'ideale etico-politico di una presa di coscienza nazionale , di fatto riservano a sè il privilegio dell'iniziativa politica.

Di fatto l'istituzione scuola in Italia ebbe all'origine un marchio che l'indusse a rispecchiare le stratificazioni sociali con l'intento di conservarle: così al ginnasio-liceo,gestito dallo stato, andavano i figli delle classi abbienti; alle scuole tecniche, gestite dalle province, andavano i figli del ceto medio destinati a coprire ruoli subalterni nell'apparato produttivo della società; alla scuola elementare, gestite dai comuni andavano i figli del popolo proletario.

I PROGRAMMI DEL 1860

I primi programmi approvati dal Ministro Mamiani nel 1860 , includono la religione fra le materie fondamentali e si propongono di assicurare un'alfabetizzazione culturale di base per tutta la popolazione.

I programmi hanno uno scopo formativo, assolto dall'educazione morale, religiosa e civile, ed uno scopo pratico, assolto essenzialmente dallo studio dell'aritmetica.

Resta, comunque, il dato emblematico di una legge che rimane per oltre un secolo il documento legislativo basilare della scuola italiana, nonostante i molti tentativi di riforma.

La revisione del 1867

Nei programmi del 1867 si nota una profonda crisi fra Stato e chiesa ;Comincia infatti ad attenuarsi lo spazio dedicato alla religione a favore dell'educazione civica.

Inoltre le scuole elementari sono affidate, per ogni provincia, alle cure dei provveditori agli studi.

La Sinistra storica al potere e la Legge Coppino

Un Importante svolta si ha in seguito con la sinistra al potere.

La Sinistra storica, fra i suoi obiettivi politici oltre, a promuovere la costruzione di una rete ferroviaria , l'allargamento del diritto di voto, la moderazione fiscale, la legislazione sociale, l'ammodernamento delle forze armate e l'avvio di una politica coloniale, tende anche a riformare la scuola dell'obbligo.

Nel 1877 abbiamo la legge Coppino che, ribadendo l'obbligo dell'istruzione elementare già sancito dalla legge CASATI ne colma una lacuna specificando anche le sanzioni che colpiscono gli inadempienti .Questi nuovi programmi , non facendo menzione dell'insegnamento catechistico (già attenuati nei programmi del 1867), sostituiscono di fatto all'insegnamento della Religione quello dei "DIRITTI E DOVERI DELL'UOMO E DEL CITTADINO ".Si stabilisce l'obbligo scolastico dai 6 ai 9 anni d'età. La durata della scuola elementare viene fissata in 5 anni secondo il modulo 3 + 2 .

I nuovi programmi per la scuola elementare vengono definiti un decennio dopo(1888) con l'affermazione culturale della corrente filosofica del Positivismo.

I PROGRAMMI DEL 1860

I primi programmi approvati dal Ministro Mamiani nel 1860 , includono la religione fra le materie fondamentali e si propongono di assicurare un'alfabetizzazione culturale di base per tutta la popolazione.

I programmi hanno uno scopo formativo, assolto dall'educazione morale, religiosa e civile, ed uno scopo pratico, assolto essenzialmente dallo studio dell'aritmetica.

Resta, comunque, il dato emblematico di una legge che rimane per oltre un secolo il documento legislativo basilare della scuola italiana, nonostante i molti tentativi di riforma.

La revisione del 1867

Nei programmi del 1867 si nota una profonda crisi fra Stato e chiesa ;Comincia infatti ad attenuarsi lo spazio dedicato alla religione a favore dell'educazione civica.

Inoltre le scuole elementari sono affidate, per ogni provincia, alle cure dei provveditori agli studi.

Edmondo DE AMICIS

edmondo-de-amicisScrittore italiano (Oneglia 1846- Bordighera 1908). Avviatosi non ancora ventenne alla carriera militare, divenne ufficiale di fanteria e combatté nel 1866 a Custoza. Divenuto poi direttore della rivista "L'Italia Militare", cominciò a pubblicarvi alcuni bozzetti di tono celebrativo (raccolti poi nel volume "La Vita Militare", 1868 ); Il successo lo indusse a tralasciare la carriera intrapresa per dedicarsi alla letteratura e al giornalismo. Come corrispondente della Nazione nel 1870 fu alla presa di Roma .

Dal 1871 al 1879 raccolse in una serie di volumi (Spagna , 1872; Olanda, 1874; Ricordi di Londra, 1874; Marocco, 1876; Costantinopoli, 1878 ecc.) le sue impressioni di viaggiatore .

Talora prolisso e convenzionale nelle descrizioni, il De Amicis espresse il meglio di se nella prosa didascalica, in cui fondamentale ispirazione è l'osservazione morale. Con i due volumi de "Gli amici" (1883), con il "Cuore"(1886), in cui l'interesse dell'autore si spostava dalla classe borghese a quella popolare, con le pagine di " Sull'oceano" (1889), drammatica denuncia delle tristi condizioni degli emigranti italiani, con "Il romanzo di un maestro"(1890), in cui viene affrontato il tema della scuola popolare con "La carrozza di tutti"(1899), galleria di tipi umani osservati durante l'intero 1896 su diverse linee di tranvai a cavalli di Torino, il De Amicis realizzò quell' ideale di scrittore popolare e pedagogico che è l'espressione , sul piano letterario , di certo bonario paternalismo fine Ottocento. Tra gli altri libri di De Amicis sono da ricordare :"Le Novelle" (1872); "Alle porte d'Italia" ( 1884); " Fra Scuola e casa" (1892), contenente fra l'altro il racconto lungo "Amore e ginnastica"; " Le Memorie" ( 1899), che contengono toccanti pagine sulla tragica morte del figlio e i saggi " Ritratti letterari" (1881), che prendono spunto da incontri con scrittori, soprattutto naturalisti francesi e "L'idioma gentile"(1905), in cui , contro i malparlanti, sostiene l'uso di una prosa fiorentina rispondente ai principi manzoniani.

LA FORTUNA DI "CUORE"

La fama di De Amicis, tuttavia è oggi legata soprattutto a un titolo, il fortunatissimo libro per l'infanzia Cuore (1886), che fu distribuito in libreria dall'editore milanese Treves in concomitanza con l'avvio dell'anno scolastico.

Edmondo De Amicis , scrive "Cuore" , romanzo "per i ragazzi poveri" sotto forma di diario di un anno scolastico in una terza elementare di Torino. A tenere il diario è Enrico , un' alunno di famiglia piccolo-borghese. Le annotazioni di Enrico sulla vita della classe fanno gradualmente emergere i profili dei suoi compagni e del maestro, e sono accompagnate da pagine di commento inserite nel diario dai familiari, fra cui spiccano quelle del padre che assumono in più punti un tono pesantemente moralistico. Mensilmente il maestro detta agli alunni un racconto che viene riportato nel libro: tutti i racconti riportano un gesto di eroismo compiuto da ragazzi di una diversa regione d'Italia. L'insieme dei racconti è dominato da un tono patetico-sentimentale, in cui prevalgono le vicende tristi. Tutti gli episodi sono funzionali ad una medesima morale, incentrata sui valori borghesi dello studio, del lavoro, del merito, del rispetto della gerarchia, dell'onore, della dignità, del patriottismo. Il laicismo positivista si riflette nella totale assenza di riferimenti religiosi, mentre i personaggi sono fortemente caratterizzati a senso unico: i compagni di Enrico sono il buon Garrone, lo studioso Derossi, il malvagio Franti; ciascuno è metafora di un carattere e di una condizione sociale che De Amicis vuole emblematizzare a fine pedagogico.

Il successo del libro fu enorme, basti pensare che nei primi due mesi e mezzo raggiunse la quarantunesima edizione. Nel 1896 le edizioni erano già 197, e nel Novecento il libro è stato tradotto in una quarantina di lingue.

CONCLUSIONI

I VALORI MORALI DELL' EDUCAZIONE,DAL PERIODO POST-UNITARIO ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE , SONO STATI PERPETUATI A VOLTE DA UN' EDUCAZIONE LAICA, A VOLTE DA UN' EDUCAZIONE RELIGIOSA. L'EDUCAZIONE LAICA, MIRATA AD UN' EDUCAZIONE CIVICA PER UNA PRESA DI COSCIENZA DELLO STATO UNITARIO APPENA FORMATO E L' EDUCAZIONE RELIGIOSA, A CUI VENIVA AFFIDATA L'EDUCAZIONE MORALE DEL POPOLO, TESA A SEDARE GLI ANIMI CON I PROPRI DOGMI. TUTTO CIO' AVVENIVA A SECONDA DEI VARI GOVERNI CHE SI SONO SUCCEDUTI IN QUEST ’ARCO DI TEMPO.

Nelson Mandela

PAOLA CINARDI III media

nelson mandelaNelson Mandela è il simbolo del Sud Africa, ha dedicato la sua vita alla lotta contro l'Apartheid e alla conquista della libertà per il suo popolo. Figlio di un capo della tribù Thembu, Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918. Finiti gli studi, si laurea in giurisprudenza e nel 1944 entra nella politica diventando membro dell'ANC, African National Congress, contro l'Apartheid, regime politico che favorisce i bianchi rispetto ai neri. Nel 1961 divenne comandante dell'ala armata dell'ANC e elaborò piani per una possibile guerra per porre fine all' Apartheid. Nell'agosto 1962 fu arrestato dalla polizia sudafricana e imprigionato per cinque anni con l'accusa di viaggi illegali e incitamento allo sciopero. Mentre era in carcere, la polizia arrestò importanti capi dell'ANC, e insieme ad altri fu accusato di sabotaggio e tradimento. Tutti furono ritenuti colpevoli e condannati all'ergastolo. Per i successivi ventisei anni, Mandela fu sempre più coinvolto contro l'Apartheid. Dal carcere, riuscì a mandare un manifesto all'ANC con scritto:

<< Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l'incudine delle azione di massa ed il martello della lotta armata dobbiamo annientare l'Apartheid! >>

Nel 1985 gli fu offerta la libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata, ma lui rifiutò e rimase in prigione fino al 1990. Fu scarcerato l'11 febbraio 1990 su ordine del Presidente sudafricano de Klerk. Mandela e Klerk ottennero il Premio Nobel per la pace nel 1993. Diventato libero cittadino, Mandela concorse contro de Klerk per la carica di Presidente del Sud Africa e vinse, guadagnandosi il rispetto mondiale. Nel 1999 abbandonò la carica di Presidente e nel giugno del 2004 si ritirò dalla vita pubblica per passare del tempo con la sua famiglia.